Gli empori solidali sono tipicamente intesi quali strumenti di contrasto alla povertà alimentare poiché svolgono prevalentemente distribuzione di beni di prima necessità: costituiscono dei minimarket destinati a persone in condizione di fragilità socio-economica che vi accedono a mezzo di tessera rilasciata sulla base di specifici requisiti.
Tuttavia, come evidenziato da EURICSE “non si tratta più soltanto di spazi dedicati alla distribuzione di beni alimentari, ma di vere e proprie infrastrutture sociali in grado di generare inclusione e coesione nelle comunità locali”. Molte di queste realtà, infatti, estendono il loro operato ad attività “collaterali”, in aggiunta a quella di distribuzione alimentare, essenzialmente connesse all’ambito creativo, culturale, di formazione, di volontariato, di ascolto e consulenza. Tali modelli di empori solidali assumono, pertanto, la veste di “comunità intraprendenti”, ossia un’ampia categoria di esperienze nate dall’azione sinergica di cittadini, associazioni e organizzazioni territoriali verso la sperimentazione di nuovi modelli di sviluppo sociale ed economico.
L’inquadramento del fenomeno, la mappatura nazionale e l’analisi di alcuni casi studio sono oggetto del rapporto di EURICSE “Gli empori solidali oltre la distribuzione alimentare” (29 maggio 2026) realizzato nell’ambito del progetto di ricerca “Comunità intraprendenti alla ricerca di trasformazione sociale”.
Sulla base dell’indagine condotta da EURICSE, sono 309 gli empori solidali che operano in Italia nel 2025, pari al 38 % delle Comunità intraprendenti mappate nel corso della ricerca. Si registra una crescita significativa rispetto al 2021, anno in cui erano attive 193 strutture.
Tra le diverse strutture giuridiche adoperate per la gestione degli empori, un ruolo centrale è svolto proprio dalle Caritas ed enti ecclesiastici, pari al 39 %. In linea generale, gran parte di essi si qualifica come ente ecclesiastico o ente del Terzo settore, in coerenza con le finalità di tali realtà, quali la cultura del dono, la solidarietà, la dignità della persona. Con riferimento all’analisi empirica di 28 casi studio, la forma giuridica prevalente è quella dell’Organizzazione di Volontariato (57%), a cui seguono le Associazioni di Promozione Sociale (18%) e le Caritas/enti ecclesiastici (18%).
Trattasi di strutture operative che mirano al superamento del mero assistenzialismo verso l’empowerment della persona, evolvendosi da semplici luoghi di distribuzione in strutturati “hub-di comunità” multi-servizi e attori di rete.
Fonte: https://euricse.eu/it/pubblicato-il-nuovo-rapporto-euricse-sugli-empori-solidali-in-italia/
