Report “Religioni e lobbying nell’architettura costituzionale”

Il 16 aprile 2026 si è tenuto presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” il convegno “Religioni e lobbying nell’architettura costituzionale” presieduto e coordinato dai Professori Luca Di Majo e Francesco Sorvillo.

L’evento ha costituito una significativa occasione di approfondimento delle attività di lobbying delle confessioni religiose, grazie all’esperienza riportata dal Prof. Stefano Ceccanti, esperto di diritto parlamentare e del diritto di libertà religiosa.

Gettate le fondamenta costituzionali su cui si ergono il diritto di libertà religiosa, l’autonomia organizzativa delle confessioni religiose ed il pluralismo confessionale, il Prof. Ceccanti ha proposto una riflessione sul discrimine tra mera tolleranza e libertà, servendosi del “triangolo di Bauberot”: ai tre lati si pongono la libertà dei singoli e dei gruppi, l’eguaglianza e la separazione istituzionale (senza escludere forme di coordinamento tra le istituzioni religiose e lo Stato). Ne deriva un modello di laicità “aperta” con separazione amichevole, in opposizione alla laicità ostile del sistema francese. È stato, infatti, osservato che un assetto democratico debba spingere tutte le controparti a confrontarsi con l’altro.

Da un diverso punto di vista, il Prof. Raffaele Santoro ha evidenziato che un primo riferimento al lobbying riporta erroneamente l’opinione pubblica ad una sua accezione negativa: in realtà tale fenomeno si traduce tradizionalmente in azioni positive tramite cui i rappresentanti delle confessioni religiose, secondo i canali previsti dall’ordinamento giuridico, interagiscono con i decisori pubblici per rappresentare le proprie posizioni e manifestare le relative esigenze.

A seguire, il Prof. Francesco Sorvillo ha approfondito la dibattuta questione delle intese “fotocopia”: esse sviliscono il valore delle singole differenze che connotano le confessioni religiose. Allo scopo di deflazionare tale sistema, la soluzione è da ricercare nell’art. 8, co. 2 Cost: lo statuto rappresenta un rilevante strumento di valorizzazione delle peculiarità dei gruppi religiosi che conferisce ad essi adeguata visibilità istituzionale. Peraltro, l’autofinanziamento delle organizzazioni religiose può attenuare il problema del difficoltoso accesso al finanziamento pubblico.

Da ultimo, il Prof. Ceccanti ha ribadito l’importanza di giungere ad una legge generale sulla libertà religiosa che tuteli in particolare le confessioni religiose prive di intesa. Le problematiche sottese alla sua approvazione hanno sostanzialmente riguardato pretese forme di massimalismo giuridico: risulta complesso racchiudere in una disposizione normativa le definizioni di libertà, confessione religiosa e laicità. Ragion per cui sarebbe più agevole allontanarsi da un approccio definitorio, adottando una legge generale che mandi a regime le norme già approvate nelle singole intese.

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