Presentazione Volumi “Le religioni al cinema. Dalla censura alla classificazione” a cura di Antonio Fuccillo e “Calcio, diritto, identità. Religioni, etnia e diritti della persona nel mondo del pallone” a cura di Antonello De Oto e Stefano Foglia

L’evento, promosso dalla “Sapienza” Università di Roma, si è tenuto il 7 maggio 2026 presso il Dipartimento di Studi Giuridici ed Economici. 

Il Volume “Le religioni al cinema. Dalla censura alla classificazione” (Merita Edizioni, 2025) curato dal Prof. Antonio Fuccillo è una narrazione che parte dall’oggi, dal mondo fenomenico della realtà e che, per ciò stesso, si riconnette alla teoria del diritto come scienza pratica: dall’analisi dei fenomeni fornisce risposte e soluzioni concrete. Sebbene il cinema e la religione costituiscano in prima battuta mondi pressocché distanti, all’interno del Volume il fattore religioso funge da ago della bilancia per ricomporre il quadro del cinema “senza altre definizioni”. Il cinema può, inoltre, costituire un ponte tra diverse religioni e culture, favorendo il dialogo e la comprensione reciproca (Dott. S. Foglia). In questo senso, il Volume sdogana l’idea di un diritto ecclesiastico che sta soltanto su temi classici, introducendo spazi come il cinema in cui l’identità religiosa si va manifestando. Emerge dal testo una capacità multipiano di indagare il fenomeno religioso e di interpretare le anime del mondo di oggi, soprattutto delle minoranze: si propone una riflessione chiara che supera la logica della blasfemia come forma di censura. Il testo guarda anche alla prospettiva comparatista, il che aiuta a comprendere come gli altri ordinamenti agiscono in relazione al fattore religioso, traendone beneficio. In un’epoca in cui sono caduti i confini è, però, necessario porre qualche frontiera alla libertà d’espressione artistica in rispetto dell’identità dell’uomo e dei valori costituzionali (Prof. Antonello De Oto). Si è, poi, osservato come il diritto non sia autoreferenziale: esso deve confrontarsi con la società. Specularmente il cinema ci offre una rappresentazione del fattore religioso, è un tentativo di lettura della realtà. In tale contesto, la libertà di espressione e la libertà d’arte devono essere bilanciate con la libertà religiosa. È, però, altrettanto possibile che attraverso l’opera cinematografica il regista voglia veicolare valori religiosi e propagandarli, il che pone alcuni interrogativi proprio in termini di bilanciamento dei diritti costituzionalmente garantiti (Prof. Giuseppe D’Angelo). Da una diversa prospettiva, sono state menzionate le numerose opere che trattano o introducono valori religiosi. Ne è emersa la pluralità dei modi in cui può essere rappresentata una storia, ciò valendo anche e soprattutto per il tema più enigmatico di tutti come quello religioso (Dott. Enzo Romeo). È, infine, intervenuto il Prof. Antonio Fuccillo approfondendo il ruolo da egli rivestito presso la Commissione di classificazione delle opere cinematografiche (Ministero della Cultura). Il Curatore del Volume ha, in particolare, evidenziato che dalle opere cinematografiche oggetto di classificazione emergevano in modo frequente contenuti religiosamente sensibili. È da qui che è sorta l’idea della pubblicazione, recando con sé una riflessione sulle icone di classificazione già previste dal legislatore: manca un’icona specifica sulla discriminazione religiosa. Una simile icona sarebbe tale da informare il pubblico della rappresentazione di temi religiosamente connotati al fine di evitare che dalla proiezione dei film possano derivarne tensioni sociali. 

Il Volume “Calcio, diritto, identità. Religioni, etnia e diritti della persona nel mondo del pallone” (Bologna University Press, 2026) a cura di Antonello De Oto e Stefano Foglia approfondisce il mondo del calcio da una precisa prospettiva che coinvolge il rispetto dell’identità religiosa, i fattori etnici e i diritti della persona. Il Volume indaga l’interazione tra il diritto e la giustizia con le dinamiche calcistiche, nei termini in cui le differenze, culturali e religiose, possono costituire motivo di unione, ma anche e soprattutto di divisione (Prof. Antonello De Oto; Dott. Stefano Foglia). Apre il dibattito il Prof. Antonio Fuccillo con un assunto di base: il calcio, quale fenomeno sportivo che anima milioni di persone, è parte essenziale e ineliminabile della società ed ha quindi rilevanza sociale. Il gioco, inoltre, veicola valori e disvalori, per cui il ruolo di chi applica le regole diviene decisivo per evitare condotte discriminatorie anche religiosamente orientate. La cronaca ci consegna, infatti, un’ampia casistica di condotte offensive della libertà ed identità religiosa dei calciatori. La Prof.ssa Maria Luisa Lo Giacco evidenzia che il calcio è un “palcoscenico” ove si riversano gli accadimenti e, quindi, le sfide della società. In tale contesto, la questione identitaria diventa fondamentale anche e soprattutto nel mondo dello sport. Approfondisce, in particolare, il tema dell’identità femminile nel calcio, che via via acquisisce una sempre maggiore rilevanza nei paesi a maggioranza islamica anche grazie all’abolizione del divieto, ad opera della FIFA, di indossare l’hijab. Il Prof. Domenico Mezzacapo tratta le dinamiche calcistiche attraverso la lente del diritto del lavoro, quale diritto di attuazione costituzionale. In particolare, si rifà al d. lgs. n. 36/2021, il quale ha esteso la condizione di lavoratore anche fuori dall’area del professionismo. In questo delicato contesto, lo scopo del giurista è quello di fornire interpretazioni ragionevoli, che contemperino i vari interessi in gioco, da una parte la dignità del calciatore e dall’altra la specificità dello sport considerato. Da ultimo la Prof.ssa Ludovica Decimo guarda al calcio come un fenomeno giuridico complesso: esso è linguaggio sociale e, soprattutto, luogo sociale ove confluiscono disparità, conflitti ed esclusioni. Il Volume ha il pregio di mettere in luce come il calcio sia attraversato dalle identità (religiose, etniche, culturali e politiche), come tali produttive di conflitti interni al team ma anche esterni, come, ad esempio, con il mercato sportivo. La Prof.ssa osserva, inoltre, che la neutralità dello sport non debba eliminare l’identità dell’atleta. Occorre, infatti, governare le differenze a che esse diventino compatibili.

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